Un bunker con tre tavoli da biliardo, al bar sgabelli di legno lucido dalle gambe grattaceliche. Vietato fumare: bello grosso in bianco e rosso. Posiamo i giacchetti, gruppo di amici in vacanza reduci dalla pizza del ristorante al piano di sopra. Tavolo al centro, ecco le stecche: sono quattro, noi cinque. Come facciamo le squadre? Lisa occhi-di-gatta e Sua Maestà il Duca di Wellington sono i più abili, staranno in schiere diverse per equilibrare.

“Io vado con Milord”, pigola Lele pulcino moro; io e Alice faremo a turno per il bastone.

È un clima artistico, lampadari a cascata di gemme per ciascun tavolo, polverosi. Luce gialla calda, esasperatamente artificiale.

 La formazione è rotta: a noi le piene. Ci sono poche ragazze a giocare, solo giovani maschi da alfa a omega di periferia industriale. Le cerbiatte labbra-di-rubino sbirciano dall’alto dei grattacieli di legno gli sfidanti armati d’asta ben vestite come se andassero in disco. Alice tira: la sfera rotola rotola rotola… ferma sul ciglio la biglia blu. Per poco. Sua Maestà è impuntato sul 10 bandana blu-verde marcio dall’altra parte del mondo. Mi allontano, abbozzo uno schizzo sul blocchetto. Peccato, non rende il clima reale.

 Ops, scusa da babordo. Ah, sono la coppia della stanza 21: lei ha una faccia da uomo.

Passaggio dello scettro del potere, mio turno: come si impugna? E Mastra Lisa parlò: “Trova l’equilibrio a te più congeniale, vedi con l’occhio della mente le rette infinite che passano dal punto-boccia e colpisci lì dove y=mx+q lo fora da parte a parte. È tutta matematica.”

 Metafisica. Altro che materialismo, siamo dominati dal trionfo della metafisica. Cosa volevo dire? Colpita la sfera melanzana, rotola vicino alla blu sull’orlo del baratro, non vuole proprio cadere. Ci stiamo impegnando a farla precipitare, noi grandi astati guardiani del tavolo-universo, eppur non si muove. Che casino fanno? La ciurma di tribordo sembra una banda di dementi. No dai, alla fine non fanno tanto rumore più di noi. Tic! Tac! Si sentono pure i colpi delle aste. Smack smack. Due che si sbaciucchiano. Uno scorcio di sabato sera a metà gennaio del 2020 in un alberghetto a due stelle e un quarto; chissà se faremo in tempo a ricordarcelo, prima che il 2 blu cada in buca. Ci vorebbe una birretta. L’ospite della stanza 14 dai pantaloni militari usa una bottiglia come racchetta da ping-pong. La cometa arancione numero 5 è stata inghiottita dal buco nero. È come un giro di droga: il povero astro ignaro viene avvicinato, attirato poi gira gira gira rotola rotola gira e siup. Risucchiato.  

 Ci siamo messi a parlare dell’omosessualità di San Sebastiano. Un po’ forzato, ma tant’è. 

Bello, l’amore nello spazio. Se le stelle fossero davvero diamantini luminosi per giocarci a ping-pong e i pianeti biglie di plastica gassose colorate da biliardo sarebbe più bello. La scienza, pozzo di infinite meraviglie che si disincantano da sole. Ci vorrebbero degli astrofisici-poeti. Perchè gli angeli, Eccellenza, non sono né maschi né femmine: sono entrambi e nessuno dei due. Il loro sesso ha forma e colore delle nebulose, macchie esplose cadendo dal pennello per volontà della legge di gravità. Ve lo giuro sugli angeli-nuvola: un giorno galleggeremo tra i pianeti senza un sesso, un colore, una forma, saremo semplicemente noi allo stato nebulo-liquido. Liberi. 

Sfioro il 6 verde bottiglia, tiro a vuoto, fallo. Le cerbiatte sono sparite, ne fiuta il profumo antico qualche lupacchiotto ritardatario. La faccia da uomo nel corpo di ragazza & Co. si sono trasformati -quando? in magrebini che parlano arabo. Quanto tempo è passato? Non c’è un orologio, il cellulare è nella tasca del cappotto. Lo vedono, che prendo il taccuino e schizzo sopra qualcosa. Niente da fare, non  riesco a rendere l’atmosfera. L’ambiente mi sta diventando familiare, male, toglie tutto l’eccitante.

 Torno al tavolo, Alice cede il bastone regio. Mamma mia che tiro, li faccio spettacolari o penosi senza via di mezzo. Che delicatezza, mi dicono ridendo, allargo le braccia: sono contro i soprusi e la violenza gratuita su queste povere bocce, hanno anche loro una dignità, perdincibacco. Fonderò il Sindacato per le Palle da Biliardo Alienate, ecco.

Invece Sua Maestà è molto professionale, quando prende la  mira sembra un cecchino della Grande Guerra, non sbaglia un colpo neanche quando si siede sul bordo del tavolo.

 Quel barman laggiù coi capelli a fungo atomico credo di conoscerlo, fuma sotto il divieto e consulta una zingara online che gli dice di soffrire parecchio l’influsso di Saturno, ragion per cui si sente parecchio inutile. Madre, tuo figlio non è una persona comune. È l’eroe tragico per eccellenza: l’artista fallito. Alle tre, dopo aver pulito tutti i tavoli, rincaserà conducendo il Carro della Luna blu notte metallizzato trainato da cavalli elettrici semiautomatici e si addormenterà sul divano imbottito di speranze.

 Uooh! Ha fatto buca con un tiro difficile, bravo! Bel tiro deciso, anche se non decisivo. Uooh! Lele è così piccola, il bastone è alto quasi quanto lei però è forte, è un concentrato di Uooh! Da una parte all’altra del tavolo! Adesso la cosa si fa più difficile, paradossalmente verso la fine, perchè poco c’è da colpire. È tutto cambiato intorno a noi, a parte noi. Siamo ancora qui. Il bello è che stiamo anche per la squadra avversaria ed esultiamo per chiunque faccia buca, siamo il tavolo più chiassoso a eccezione del tizio coi pantaloni militari e la racchetta della Heineken, che fastidiosi.

 Manca la musica, qui. Ci vorrebbe un’orchestra jazz, completerebbe l’atmosfera vintage. È un’arte matematica, la musica. Come distinguono un capolavoro da gocce di vernice cadute per sbaglio? She shoots colours all around, like a sunset coming down.

 C’è odore di sogni infranti e capacità irrealizzate, un esercito di angeli con le ali spezzate a cui manca il che, la polverina magica che incera le piume e fa volare più in alto di tutti. Nessuno sa cosa sia questo che in più, eppure esiste. E non te lo dà nessuno. O ce l’hai o non ce l’hai. Il talento. Mh, no, non è il talento, è qualcos’altro. È il polline che lo fa sbocciare. Per pochi. Come quelle piante che fioriscono ogni cent’anni. Gli altri hanno avuto la sfiga di gemmare d’inverno e rimanere cristallizzati nell’utero. Ed essere consapevole di tutte le cose che non riesci a comunicare perchè ti manca è peggio che morire. Cose astrogalattiche, rivoluzionarie. Ci sarà sempre qualcuno capace di esprimerle meglio di te, ti chiedi cos’hai in meno. È l’inacciuffabile che.

Ci stiamo prendendo la mano però, eh? Guarda lì che bravi, possiamo giocare nell’internazionale di biliardo alle olimpiadi di Tokyo. Non avevamo un gran vantaggio, ora ce la giochiamo sulla nera. Liscio. Io mi ritiro, dice Alice, faccio pena. Abbiamo rinunciato a giocare seriamente, dove va va. Alla fine delle leggi della pallodinamica non frega a nessuno. Belle eh, ed utili, Lady Lisa, non se ne dispiaccia, ma nessuno ha il tempo e la voglia materiali per appliccarle. Niente è più metafisico della fisica. Se l’universo fosse davvero un tavolo da biliardo. 

Altra partitina? Massì, volentieri Altezza, che sia breve però: Lele vuole andare a dormire. Dov’è il triangolo per formare la schiera? Boh, non è lì? Mh, no. Scusa, possiamo prenderlo un attimo in prestito? Grazie. Piuttosto inutile se la formazione va rotta subito, ma necessario. Toh, era qui sotto il triangolino, pensa te. 

Cosa volevo dire? Emily è diventata un bel ragazzo, Orlando una donna stupenda. Alice al Biliardo delle Meraviglie tira, rotola rotola rotola. Déjà vu. You got your mother into a whirl. Ferma sull’orlo. Alice allarga le braccia rassegnate.

 Alice: “E’ la mia vita.”

She’s not sure if you’re a boy or a girl.

 Tacete tutti e volgete il volto verso Vostra Altezza favellante: “Embè, il biliardo è una metafora di vita. La pallina va dove diamine le pare, se ne strafrega di dove vuoi mandarla tu.”

 Ingessa la punta, punta il bastone, si abbassa raso bordo, strizza una palpebra e digrigna tra i denti un sigaro cubano che non c’è, ma ci starebbe benissimo.

“Quindi non statevi a fare tanti problemi, anche la mira migliore fa la traiettoria storta secondo il capriccio della dea Gravità.” Così parlò il Duca.

 Be’, comunque Voi non andate alla cieca, mi spiego? Avete metodo.

 Scherzate, dico io, Sua Maestà è esperto di tattiche militari applicate ad ogni ambito della vita quotidiana. La sua più grande aspirazione è arrivare un giorno ai vertici dell’ONU, a capo dei caschi blu e condurre operazioni di guerra. Risate.

Lei se n’è andata e ha lasciato la giacca sul tavolino, è cambiata la nostra bambina, ha lasciato qui le piume il nero pulcino, sulla banchina del fiume. Good bye, Ruby Tuesday. Gliela riporto io, si offre Lisa occhi-d’agata. Adesso le aste ci sono per tutti. Who could hang a name on you?

Non so se ammirare o avere profonda pietà per coloro che non si fanno domande sui loro desideri, le loro scelte. Fin ora la mia esistenza è stata un continuo oscillare tra la seduzione dell’arte e della scienza senza poter cedere ad una, senza poter possedere entrambe. In compenso mi stringe a sé Madama Noia.

 Alla malora! Dita schiacciate tra l’asta e il bordo del tavolino, che male. Scuoto la mano per aria sperando passi il dolore. Adesso come faccio a tirare? Con la destra non mi torna per niente, non so manco impugnarla. Ma usi solo la sinistra? Be’, non proprio: un tempo sì, ma mia nonna l’ha corretta. Avete difronte uno degli ultimi esemplari di mancinismo corretto. Però faccio praticamnete tutto con la sinistra, a parte scrivere e disegnare.

 Pensa, non l’avevo mai notato.

 Anche il mio fratellastro è mancino, commenta Lisa dal Wallahalla, ma non l’hanno corretto.

 Ecco, pure questa del fratellastro mi mancava. 

Sì, è più grande di me, ma non l’ho praticamente mai visto. A parte i nomi, non conosciamo niente l’una dell’altro. Oltre i numeri di pietra, tutta acqua che scorre. Condividiamo metà dello stesso patrimonio genetico. Lei, lui. E nessuno lo sa. Una metà di lei è lui, una metà di lui è lei. Neanche nostra madre. Siamo tutti entrambi e nessuno dei due.

Ascoltami, per una volta: le pecore nere non sono più di moda, questo secolo va il blu. La mia lana è blu notte come il carro della Luna eppure tu ti ostini a darla per nera o dici che l’ho portata in tintoria. Forse hai ragione tu, mamma, voglio fare la prima donna. God knows. Madre, tuo figlio è morto. God knows I want to. Figlio, tu sei orfano. Non è per niente facile, essere Tiresia. Come si parla? Forse hai paura di me, io di certo ne ho. Non esiste una lingua. Terrore di non essere accettati da nessuna delle due parti, né destrimane né mancino, nessuno che ci accompagni per mano, nessuno che ci istruisca o capisca. Siamo sprecati, irrealizzati perché siamo troppe cose, il fratello e la sorella di noi stessi. Orfani spirituali. Nessuno lo vede, nessuno lo sente, la nostra sopravvivenza è nella speranza che qualcuno lo veda, qualcuno lo senta, se ne accorga prima di noi. Il futuro è di chi sa modellare il proprio corpo e la materia secondo le forme del suo demone, chi ha paura anche solo di dirlo, meglio per loro non essere mai nati, perchè non sapranno mai chi sono. Ed è così difficile quando sai di non essere nel torto, quando lo sai che è tuo sacrosanto diritto essere come diamine ti pare ma non riesci a comunicarlo, sei incapace di esistere come senti di essere. Sei un mostro e come tale devi rimanere dentro l’armadio. Che in quell’armadio esisti come sei, lo sai solo tu. E anche qualora trovassi la forza di uscirne, non aspettarti canti di gioia. Le briciole lanciate per farti trovare le hanno mangiate i picconi o le ha aspirate lo spazzino; non basta l’arcobaleno, bisogna inventare nuovi colori. Per essere liberi. God knows I wanto to break free. Non è vero che hanno smesso di correggere il mancinismo. Il silenzio nuoce gravemente alla tua salute: smetti subito.